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La storia del Manchester City: quando gli sceicchi erano ancora in Arabia

Ci troviamo nel sud-est di Manchester, nel quartiere di Gornel che, a quel tempo, nel 1879, era una zona di enorme sovraffollamento, squallore, scarsa igiene e povertà, ricco di vite rovinate dalla droga e dall’alcool. Anne Connell, figlia del rettore della chiesa di St.Mark cercò di creare un’attività che potesse intrattenere gli uomini della zona in modo tale da fermare la malavita del quartiere. Formò quindi una squadra di cricket, passatempo prettamente estivo, e per l’inverno?. Con l’aiuto di alcuni custodi della chiesa di San Marco fondarono un club di calcio parrocchiale chiamato West Gorton che si impegnava in incontri di calcio con altre rappresentative parrocchiali. La loro “divisa ufficiale” era nera con una croce bianca.

 

 

 Nel 1884, il club si fuse con un altro, il “Gorton Athletic”, ma la fusione durò solo pochi mesi, dopo i quali il club si divise ancora, e la rappresentativa di West Gorton si chiamò “Gorton A.F.C.” mentre il Gorton Athletic si ribattezzò “West Gorton Athletic”. Nel 1887 la società divenne un club professionistico, si trasferì ad Hyde Road prendendo in affitto un terreno vicino alla ferrovia, mutando il nome in Ardwick AFC (dal nome del distretto di Manchester che sarebbe stata la nuova “casa” della squadra). L’Ardwick guadagnò maggior fama nel 1891, vincendo la Manchester Cup per la prima volta battendo il Newton Heath per 1-0 in finale, iscrivendosi alla seconda divisione della Football League. Così come per i cugini del Newton, anche per l’Ardwick arrivarono problemi finanziari, che portarono, nel 1894, a una riorganizzazione della società. Fu cosi che nel 1894, Josh Parlby diede il nome di Manchester City. La scelta del nome è stata direttamente finalizzata alla creazione di una rappresentanza per tutta Manchester e così , forse per la prima volta nella storia della regione , vi era una organizzazione di rappresentazione, indipendentemente da quale sia il loro status sociale, i loro precedenti, o luogo di nascita.

 

La prima grande stella a vestire la maglia blu cielo è Billy Meredith, un gallese dal dribbling ubriacante e dai grandi baffi. La domenica calciatore e durante la settimana…minatore! (solo nel 1896 il City lo convinse che forse era meglio dedicarsi solamente al football). E’ proprio lui che nel 1904 segna il gol che regala al City l’FA Cup, il primo grande trofeo da mettere in bacheca, uno dei pochi. Tocca al Bolton per il momento mordere la polvere.

Nella stessa stagione sfiorarono anche il double ma per sfortuna arrivarono secondi dietro il Newcastle. Al City bastava una vittoria ma ne uscì sconfitto al Villa Park. Fu proprio il capitano del Villa ad accusare dopo la partita Meredih , dicendo di avergli promesso denaro in cambio della vittoria. Billy Meredith venne squalificato per un anno e accusò anche il suo club di appartenenza che venne indagato per irregolarità finanziarie squalificando ben 16 giocatori. Dopo il danno la beffa: il Manchester City fu costretto a vendere quasi tutta la rosa mentre i rivali dello United ne approfittarono. Il manager Mangnall acquistò così Meredith, Burgess, Turnbull e Bannister e, nel 1907/08, vincerà con loro il titolo. Beffa delle beffe.  Nel 1920 un incendio costrinse il club a trasferirsi nell’impianto del Maine Road.

 

Passarono ben trent’anni prima di tornare a vincere un’altra FA Cup grazie alla doppietta di Fred Tilson contro il Portsmouth ( 1934 ) . Sam Cowan, il capitano, che dalle mani del Re ricevette l’FA Cup 1934, disse a sua maestà a proposito di Fred Tilson: “This is Tilson, your Majesty. He’s playing today with two broken legs” sottolineando lo spirito di sacrificio degli inglesi. Altro eroe della serata fu il portiere Frank Swift. A 17 anni era già in squadra pur continuando a lavorare nell’azienda del gas di Blackpool, a 18 si recò a vedere la finale di FA Cup da Manchester a Londra. A 19 giocò la sua prima finale di FA Cup, una serata indimenticabile: Frank, infatti, si riteneva troppo giovane per un evento di così grande spessore e quando vide il suo nome sul foglio dei titolari si agitò, fu tenuto sveglio tutta la notte della vigilia dal capitano Sam Cowan che doveva fare un pediluvio medico e si calmò un po’, ma quando nello spogliatoio vide un compagno che dal nervoso non riusciva ad allacciarsi le scarpe entrò in crisi,: l’allenatore lo portò al bagno, gli diede due schiaffoni e un bicchiere di whiskey. Dopo il fischio d’inizio il suo terzino destro, un certo Matt Busby, gli passò la palla per farlo entrare in partita. Prese un gol, ma il compagno di squadra Tilson ne fece due, e al fischio finale Frank svenne, tanto che i compagni lo dovettero aiutare per salire i 39 gradini di Wembley e ricevere la medaglia da re Giorgio V, che nei giorni successivi s’informò delle sue condizioni.

Tre anni piu tardi con Frank Swift, il capitano Cowan e il bomber Tilson arriva anche il primo titolo, vinto con tre punti di vantaggio sul Charlton Athletic. Poi… da campione in carica gli sky blues vennero retrocessi sebbene ebbero il miglior attacco del torneo, ancora gli unici a “vantarsi”  di questa agrodolce doppietta. Negli anni, con l’avvicinarsi della seconda guerra mondiale, vagabondarono tra la First e la Second Division. Nel 1949 un acquisto messo a segno dai Citizens creò scalpore, tant’è che si unirono in piazza circa 20/40 mila persone.

 

Il giocatore in questione era il portiere tedesco Bert  Trautmann: Senza problemi, ammise sia la  giovanile simpatia per le (terribili) idee  nazionalsocialiste, sia l’esperienza formativa di  prigioniero in UK, che gli consentì di rovesciare i  pregiudizi e le idee della propaganda tedesca su  britannici ed ebrei. Nonostante questo, la firma di   Trautmann suscitò proteste. Poi, come sempre, le prestazioni eccezionali sul campo del tedesco fecero dimenticare tutto, e ad oggi Trautmann è ricordato come uno dei grandi portieri del suo tempo (calciatore dell’anno nel 1956, tra l’altro ) piuttosto che come un ex nazista pentito.

Nel ’55 il Manchester City perde la finale di FA Cup per 3-1 contro il Newcastle Utd, l’anno dopo invece vince la sua terza Coppa d’Inghilterra battendo il Birmingham con identico punteggio. Gli anni più belli, però, devono ancora arrivare. Nel 1968, infatti, il City vince il campionato con due punti di vantaggio sullo United, che però si rifà con la sua prima Coppa dei Campioni. Ma nel ’69 arriva la quarta (e ultima) FA Cup e l’anno dopo la Coppa di Lega e la Coppa delle Coppe, l’unico trofeo continentale che fa bella mostra di sé nella bacheca del “Maine Road”. Nella stagione del 1971/72, a marzo, i ragazzi del duo Mercer-Allison erano primi a +4 dalla seconda (nell’epoca dei due punti per vittoria erano un ottimo tesoretto). Poi cosa successe? A detta di tutti, l’acquisto di Rodney Marsh, fu la causa della disfatta; pur talentuosissimo, la presenza di Marsh, tatticamente indisciplinabile, ruppe la perfezione degli schemi di Allison. Lo stesso Marsh è tuttoggi rammaricato: “I have to hold my hands up – I cost Manchester City the 1972 league championship” . Gli anni ottanta per il club non sono dei migliori, infatti come abbiamo gia notato in questa storia, vagabondando nel vuoto tra retrocessioni in Second e promozioni First.
 
 Nuovo decennio, nuove delusioni. Gli anni novanta, sopratutto nella seconda metà, segnano lo sprofondo totale degli Sky blues che assaporano per la prima ed ultima volta la terza divisione inglese, oggi conosciuta come League One. Disputa i play off contro il Gillingam che segna all’81’ e all’86’. Sembra finita. Kevin Horlock riapre partita e speranze al minuto ottantanove. Poi…poi, all’ultimo istante, il tiro preciso tra primo palo e traversa di Paul Dickov, che manda la partita ai supplementari e poi ai rigori, con il Man City che ne uscì trionfatore.
 
Quel 30 Maggio 1999 poteva essere un giorno di grandi festeggiamenti, ma non fu cosi. Eh no, perchè 4 giorni prima l’altra metà di Manchester, quella ricca e benestante, festeggiava la vittoria in extremis (la fotocopia di questi play-off contro il Gillingam praticamente) dello United campione d’Europa contro i bavaresi del Bayern Monaco. Questo avvenimento che potrete immaginare nella vostra mentre è esattamente il riassunto della storia dei due club: il primo, quello dei campioni e delle vittorie mentre il secondo, quello delle retrocessioni, dei cambi di allenatore e a volte qualche coppetta vinta. Nel 2000/1 verrà promosso dalla seconda divisione e non vi farà piu ritorno. In Premier League risultati altalenanti, qualche difficoltà economica ma ha sempre mantenuto la categoria.
 
 
Nel 2007 venne acquistato da un thailandese poi l’anno successivo una cordata araba guidata da Mansour mise mani al portafogli acquisendo la maggioranza del club. I tempi delle disfatte e degli ultimi posti sono ormai un brutto ricordo, dal 1 Settembre 2008 è iniziata una nuova era, quella dei magnati nel calcio, quella che rende pazzi i presidenti sparando cifre altissime per i giocatori. In Inghilterra il primo “paperone” è stato Abramovich nonchè proprietario del Chelsea, in Europa si stanno diffondendo a macchia d’olio arrivando (finalmente?) anche in Italia con gli attuali Thohir e Mr. Bee.

Nel XXI secolo il calcio ha subito delle mutazioni incredibili. Basta pensare che nei primi anni del 2000 mettere a segno un colpo da svariate decine di milioni, creava scalpore divenendo oggetto di critica. Oggi per colpa di queste persone che sperperano denaro manco fossero soldi del monopoli ci ritroviamo prezzi triplicato che spesso e volentieri non rispecchiano il vero valore dell’atleta. Chi è nato negli anni ottanta ricorda perfettamente queste epoche e questi cambiamenti drastici avvenuti in 15 anni di football. E cosi mi chiedo: fra un altro decennio cosa succederà? Il calcio sarà occupato da un’oligarchia magnate o vi sarà una crisi a causa di questa inflazione?.

IL CALCIO E’ DI CHI LO AMA sperando che russi, arabi e thailandesi capiscano veramente come stanno evolvendo in negativo questo meraviglioso sport composto soltanto dalla fama, dalla voglia di far soldi e non dalla passione che ha contraddistinto i giocatori vissuti nelle epoche dei nostri padri e dei nostri nonni.

 

tratto dal sito http://terzinodipaese.com

 


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